Down

Hello from the outside(r)

By on 26 Maggio 2016

Sono una vittima della società.

Suona esagerato, apocalittico, ma nelle sfumature della frase stessa risiede una verità che, ne sono sicura, in molti si trovano ad affrontare. O mi piace pensarlo per consolarmi. Voglio in primis sedare gli animi dei buonisti dicendo che, nonostante io lo ritenga un articolo lungi dall’essere ironico, sono ben consapevole che ci sono ingiustizie peggiori di quelle qui denunciate. Se non potete comprendermi leggete il pezzo sotto con il mai deludente occhio dell’ironia, spero di strapparvi almeno un sorriso.

L’ispirazione per quest’articolo viene dall’appena concluso Festival di Cannes, scintillante capro espiatorio per la mia invettiva contro il bigottismo di quella che qualcuno ha definito la mia Stars Hollow: da me ritenuto, forse superficialmente, uno degli eventi dell’anno, mi sono trovata ancora una volta a cercare un riscontro in qualcuno di paradossalmente distante. Già, perché nella mia società, a Stars Hollow, un abitante su otto sa di cosa sto parlando, quando ne parlo. Perciò mi ritrovo a non parlarne.

Stars Hollow è una pittoresca cittadina dove ad attraversarti la strada e a causarti la prima scarica di imprecazioni della giornata non è una griffata Anne Hathaway che, in equilibrio su delle costosissime Manolo Blahnik, regge tre cartoni di cappuccio e caffè e latte macchiato per un’iraconda e capricciosa Meryl Streep, ma una squadra di oche arroganti, grazioso accessorio preteso da Taylor Doose per mantenere viva la ruralità del centro storico, che con straziante lentezza ripropongono un remake della walk su Abbey Road dei Beatles. A Stars Hollow si attende il mercatino d’antiquariato dell’ultima domenica del mese quanto io attendo il nuovo libro di Martin, le sagre estive creano un senso di euforia che nemmeno i Grammy, gli Oscar e il MET Gala insieme riescono a sollevare.

A Stars Hollow io sono Lane Kim, il cittadino tipo è la signora Kim: vecchie e nuove generazioni infossate in anni di banale normalità che guardano al diverso, o anche solo alla novità, con gli stessi occhi con cui il secolo scorso si guardavano le caviglie scoperte delle donne. Nella mia società, un cappello a testa larga è da gitana, i tacchi di settimana sono esagerati, un accessorio di Moschino ridicolo. In tv solo Il Segreto, Ciao Darwin o Amici, gli idoli siedono su un trono rosso corteggiati dallo stereotipo dell’aspirante soubrette, la più ghiotta wanderlust arriva al massimo ai confini della regione, la massima trasgressione al kebabbaro dietro l’angolo (ma senza cipolle e salsa allo yogurt grazie, e la carne è DOC?)

Nessuno pretende di citare Zuhair Murad o Elie Saab, ma almeno che parlando di Manolo si pensi anche a Blahnik, oltre che al parrucchiere sopra al supermercato.

Meet me alla sagra del casoncello, sarò quella con “il vestito della Barbie”.

Eccentricamente vostra.

TAGS
RELATED POSTS
Search