Down

Dal diario segreto di Melania

By on 3 Febbraio 2017

Caro diario,
sono appena tornata dalla Marcia delle Donne (ndr. ne abbiamo parlato qui), e mi sento molto meglio. Ovviamente ero in incognito: ho preso l’aderente bolero celeste di Ralph Lauren che avevo indossato sopra il mio vestito per l’Inaugurazione e ho aggiunto un gilet, degli Uggs e uno di quei deliziosi cappellini rosa da gattino che tutti stanno indossando ultimamente. Mi sono divertita così tanto a gridare “tieni le tue piccole mani lontane dai miei diritti riproduttivi!” e “free Melania!”
Non mi ha riconosciuta nessuno. Tranne forse una signora, che ha notato la somiglianza. Ma ho risposto “no, Melania è molto più giovane e terribilmente più malinconica.”

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Quello dell’Inaugurazione non è stato un giorno facile per me. Per la maggior parte del tempo ho fatto finta che Donald fosse un vecchio agente immobiliare che mi mostrava case in giro per Washington. Mentre lui prestava giuramento, Ivanka continuava a sussurrarmi all’orecchio: “se Tiffany dice un’altra parola, le risponderò che non mi è permesso parlare con chi non è ebreo durante lo Shabbat.”

Dopo la cerimonia, mi sono avvicinata al Presidente Obama e gli ho sussurrato “ti prego, portami a casa con te. Aiuterò Sasha con le domande per il college. Ti farò ridere imitando i rumori che fa Donald quando qualcuno cerca di toccarlo!” Purtroppo Obama ha delicatamente staccato le mie dita dalla sua manica e ha mormorato: “ma tu sei a casa, Melania. Fattene una ragione.”

Mentre Donald ed io marciavamo per la parata, ho cercato di distrarlo da tutte le gradinate vuote dicendogli “guarda quanti alberi sono cresciuti!”. C’erano un po’ di manifestanti violenti, che credo rimproverassero a Donald l’invettiva sul “massacro americano” del suo discorso. Non credo abbiano capito che “massacro americano” è il nome del suo nuovo dopobarba, che combina le note di testa di Bengay e Purell quelle inebrianti e fugaci del Metamucil, il digestivo che Donald usa anche come abbronzante.

Non ero sicura che sarei sopravvissuta a tutti i balli a cui dovevamo presenziare. Mi hanno ricordato tutti gli eventi a cui sono andata da teenager in Slovenia, pieni di sonnolenti pensionati in uniforme, donne più grandi in abiti che avevano ricavato dalle coperture dei trattori e qualche ragazza giovane come me, che sperava in una vita migliore. Allora ho ripensato a quando sognavo ad occhi aperti durante il mio corso di teoria del modellismo all’università, chiedendomi se davvero in America ci fossero quegli altissimi grattacieli, con negozi di Starbucks negli ingressi. Mi meravigliavo davanti alle fotografie delle mogli dei repubblicani che vedevo sulle riviste, con i loro meravigliosi capelli a caschetto, gli avambracci robusti e le loro borse traboccanti di quelle mini bottiglie di gin che ti danno in aereo.

Quella notte, quando finalmente Donald e io siamo tornati alla Casa Bianca, si è girato verso di me e mi ha chiesto se volevo fare l’amore, come chiusura di quella giornata speciale. Per un momento il mio cuore ha sussultato e mi sono chiesta se Donald stesse per sorprendermi con la visita di Vanko, il mio storico fidanzato sloveno, ma così non è stato. Quindi ho indossato una vestaglia da notte e ho assolto ai miei doveri di moglie. Il che significa che mentre Donald tweettava io usavo una nuova app che appiccica la testa di Donald al corpo giovane e slanciato di Jared Kushner e gli fa fare il ballo del pollo.

La mattina dopo ho vagato per la mia nuova casa, dove passerò almeno due lunghi giorni ogni anno. Donald aveva già iniziato ad appendere dipinti ad olio dei suoi numerosi campi da golf, e in mezzo a loro quella bellissima foto dei suoi figli Eric e Donald jr scattata la settimana in cui hanno partecipato al processo per omicidio dei fratelli Menéndez. Mentre mi domandavo se mi sarei mai sentita a mio agio in questi enormi corridoi, mi sono imbattuta in Kellyanne Conway, la cui saggezza mi è sempre di grande conforto.

“Oh, Kellyanne,” ho esordito, mentre ammiravo il suo sorriso allegro e i suoi capelli splendenti. (Donald è sempre stato molto geloso dei capelli di Kellyanne. Una volta mi ha chiesto se  il suo hair styist fosseTremotino.)

“Cosa succede, Melania?”, mi ha chiesto Kellyanne abbracciandomi, come fa sempre, e dandomi un pizzico sui fianchi. “Sto solo cercando di decidere il modo migliore in cui posso servire l’America come nuova First Lady”, ho detto.

“Oh tesoro, tuo marito non ti ha insegnato niente?” mi ha risposto. “Non devi neanche pensarci. È come quando vado dalla CNN e loro cercano di confrontarsi con me sulle notizie. Io mi limito a sorridere e dire parole a caso, e continuo a ripeterle finché il mio interlocutore, chiunque esso sia, finalmente si arrende. E ricorda”, aggiunse, “la tua causa sta per essere cyberbullizzata.”

“Intendi dire che sarà combattere il cyberbullismo, giusto?”, ho chiesto.

“Certo, perché no”, mi ha risposto Kellyanne “ma io mi terrei alla larga da Sean Spicer. Come dice sempre tuo marito, il suo idrante finirà per esplodere.”

Poi se n’è uscita con la storia del pacchetto di Tiffany che ho regalato a Michelle Obama il giorno dell’Inaugurazione. “Cosa c’era in quella scatola”, mi ha chiesto Kellyanne. Io ho sorriso nel mio modo allusivo e misterioso, lo stesso che fa chiedere alle persone se sono imbottita di mazzette di denaro tutto il tempo, in caso io debba improvvisamente lasciare il paese.

“Era solo un piccolo regalo d’addio”, dissi. Non rivelerò mai il contenuto della scatola, se non tra le pagine di questo diario segreto: era una foto di me che posavo in costume in un catalogo di JCPenney, su cui ho scritto il mio numero di telefono e le parole “Vienimi a trovare. E non lasciarmi mai.”

Tua,
Melania.

(articolo tradotto da un articolo del New Yorker di )
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