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Pensieri sfusi di un’aspirante scrittrice in blocco

By on 28 Marzo 2017

Scrivo, o almeno ci provo. Sto scrivendo. Da lavoro, sfruttando una manciata di minuti in cui sono sfaccendata. Sfaccendata, a dirla grossa — a lavoro non si è mai sfaccendati a meno che non lo si voglia essere. Ma il fatto è che sto scrivendo. Per superare un blocco. Intervallata da un caffè e un cocktail. Scrivo da cellulare, ma scrivo. Scrivo di nulla e di tutto. Del sapore dolciastro lasciato dal mix improvvisato per la coppia di clienti fissi. Delle chiacchiere ascoltate silenziosamente con orecchio teso, mera deformazione professionale. Del rumore del caffè che macina e del profumo prepotente del gin.

Sgattaiolo in cucina per scrivere, perché il flusso di pensieri copre le voci dei clienti e le ordinazioni si perdono fra una frase e l’altra. Cosa mi hanno chiesto? Ah, ma allora so ancora scrivere. Perché se il rumore delle mie parole è così forte da coprire quelle altrui, qualcosa da dire l’ho ancora. O almeno mi piace crederlo. Così scrivo, senza sapere cosa sto scrivendo. Per vincere il blocco. Come un libro di cui ancora non conosco l’epilogo.

Scrivo perché mi hanno chiesto di farlo. O almeno, me lo hanno suggerito. Per me, perché scrivere mi è sempre piaciuto, e non è giusto che ciò che ti piace ti sfugga tra le dita. Ho sempre scritto, da che ho memoria. All’esame di quinta elementare (si, quando andavo alle elementari io c’era ancora l’esame finale) ho scritto un tema bello bello, quattro facciate — ne ero così orgogliosa. Un racconto giallo scritto con l’innocenza d’una bambina. Il massimo dei voti, il massimo della soddisfazione. Alle medie ho continuato il percorso, con laboratori di scrittura creativa e lavori individuali — e pagine di diario, soprattutto. Forse è questo che sembra questo pezzo. Una raccolta di considerazioni sfuse, senza capo né coda. Automotivanti, forse? Sbloccanti? Maledetto blocco. Ho perso il filo del discorso. Il punto della situazione, che forse un punto non ce l’ha. Scrivere è il mio punto, tornare a farlo — trovare l’ispirazione e scrivere di nulla finché l’ispirazione non si fa trovare. Così, per tenersi allenati. Almeno finché l’ispirazione non deciderà di smettere di giocare a nascondino.

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