Down

Who wants to live forever?

By on 25 Giugno 2017

La storia della musica conta innumerevoli morti misteriose sulle quali, nel corso degli anni, sono state ricamate le più fantasiose teorie: programma protezione testimoni e ritiro a vita privata, sette massoniche – abbiamo scelto tre fra gli artisti più discussi dell’ambito, vittime di complotto, che i più fanatici immaginano probabilmente così:

Elvis Presley

16 agosto 1977: Elvis Presley viene trovato morto nel bagno della sua casa di Graceland dalla fidanzata Ginger Alden. All’età di 42 anni il Re del Rock si spegne per un arresto cardiaco, ma il referto dell’autopsia non viene mai reso noto: ad oggi non ci è dato sapere con certezza se l’aritmia cardiaca sia stata causata dall’abuso di psicofarmaci, anfetamine, barbiturici e stimolanti fra cui la codeina, la cui allergia avrebbe causato uno shock anafilattico, o dai 16 tipi di droghe diverse, ciascuna in dose sufficiente a causarne il decesso, che si vocifera siano state rilevate nel suo organismo. Anche il consistente aumento di peso dovuto alla sregolatezza degli ultimi anni potrebbe averne causato la morte; nel 1977 si dice sia arrivato a pesare 160 kg, sfogando nel cibo paranoie e timori. 

Oltre alle controversie relative alla causa della morte, la foto divulgata dal National Enquirer grazie alla collaborazione del cugino di Elvis aprì le danze per quello che è rapidamente divenuto uno dei casi complottistici più discussi del secolo. L’immagine mostra un Elvis molto lontano da quello conosciuto negli ultimi anni, troppo magro e troppo perfetto per essere l’uomo portato alla deriva da dipendenze e malattie croniche; s’inizia a credere che quello ritratto nella bara altro non sia che un manichino di cera sostitutivo. La tesi viene rafforzata dall’iscrizione sulla sua tomba, dove il secondo nome, Aron, viene scritto in maniera errata, come Aaron, e dal discorso del manager Tom Parker, che il giorno del funerale dichiara: “Elvis non è morto. È morto solo il suo corpo. Teniamo alto lo spirito. Manteniamo Elvis vivo. Ho parlato con lui questa mattina e mi ha detto: ‘andiamo avanti!’” 

Da qui si snodano le più disparate teorie, il cui punto focale resta il complotto: 7 americani su 10 credono ad oggi che Elvis Presley sia ancora vivo. C’è chi sostiene la tesi del ritiro dalle scene, chi inneggia al Priorato di Sion come appoggio per un cambio d’identità. Certi lo vogliono sotto programma protezione testimoni per aver collaborato con la DEA, avendo offerto al Presidente Nixon il suo aiuto per combattere la droga. In molti lo credono a Las Vegas, nascosto fra i suoi sosia, a godersi quanto resta della sua discussa vita officiando matrimoni e continuando a fare quanto ha sempre amato.

Michael Jackson

Il Re del Pop muore il 25 giugno 2009 alle 14:26, a Los Angeles, presso l’UCLA Medical Center: poche ore dopo, un filmato mostra l’ambulanza adibita allo spostamento della salma del cantante raggiungere i sotterranei dell’ospedale e Michael Jackson lasciare l’abitacolo sparendo dietro ad una porta. Michael viene inserito, insieme ad altri grandi dello spettacolo ( James Dean, Marilyn Monroe, Jim Morrison, Jimi Hendrix, Elvis Presley, John Belushi, Kurt Cobain, Heath Ledger sono solo alcuni dei nomi) all’interno di un presunto programma di salvataggio per celebrità sull’orlo di una crisi di nervi; secondo le voci, l’organizzazione stessa avvicina star dalla psiche fragile proponendole servigi – simulazione di morte accidentale, sosia e bustarelle per permettere di ricrearsi una vita lontana dai riflettori e dallo stress di Hollywood.

Nonostante le prove esibite durante il processo a carico di Conrad Murray – il medico di Michael, condannato a 4 anni di carcere con l’accusa di omicidio colposo, per aver cagionato la morte del suo cliente attraverso un’intossicazione acuta da propofol in concomitanza all’azione di alcune benzodiazepine – fra cui una foto del cadavere, c’è chi ancora sostiene che il Re del Pop si stia rimettendo in forze in un castello medievale in Ungheria, dopo aver partecipato sotto mentite spoglie al proprio funerale ed essere apparso in tv adottando le sembianze di Dave Dave, un ragazzo da lui aiutato. Solo pochi mesi fa, ad essere stata messa sotto la lente d’ingrandimento è stata una foto postata su Instagram da Paris Jackson, figlia dell’artista: impostando dei filtri e manipolando le luci, sullo sfondo della foto è stata individuata una sagoma che i più hanno associato al King.

Paul McCartney

Quella di Paul McCartney resta la mia preferita, la prima teoria complottistica che io abbia mai sentito: la passavano alla radio e io avevo forse quindici anni, ricordo come ieri di esserne stata affascinata e spaventata al tempo stesso. Wikipedia gli dedica una pagina intera, catalogandola come leggenda: d’altronde quando tante voci si uniscono e tante menti collaborano, l’eco di una storia si tramanda e quella che nasce come una bufala cos’altro può diventare, se non una leggenda? Vien da ridere, se si pensa che ha festeggiato il suo settantacinquesimo compleanno lo scorso 17 giugno, celebrando in aprile i cinquant’anni di carriera con un nuovo album e l’annuncio di un tour dedicato. Già, perché Paul McCartney all’anagrafe è vivo e vegeto, ma la PID (Paul is Dead) lo vuole deceduto il 9 novembre 1966 in un incidente automobilistico. I fatti riportano che Paul abbia lasciato lo studio di registrazione a notte fonda dopo un litigio con gli altri Beatles, mettendosi alla guida della sua Aston Martin DB5, raccogliendo per strada una giovane donna che faceva l’autostop; solo durante il tragitto Rita si rende conto dell’identità del guidatore, reagendo con una veemenza tale da far perdere a Paul il controllo della vettura, uscita di strada e andata in fiamme dopo il violento impatto con un albero. La teoria vuole che gli altri componenti, insieme al manager, abbiano deciso di occultarne la morte per non intaccare il successo della band: dopo settimane di ricerche trovarono in un attore scozzese un sosia, che accettò di sottoporsi a interventi chirurgici per correggere imperfezioni che avrebbero potuto destar sospetti. Da allora, per evitare d’essere scoperti, i Beatles smisero d’esibirsi live: alcuni dei maggiori successi, fra cui Penny Lane, Hey Jude e Let it be sarebbero stati dunque incisi da un impostore, così come l’intera discografia da solista di McCartney. I fanatici della PID hanno cercato e trovato segnali del complotto all’interno delle opere stesse del gruppo, arrivando a stilare una lista di indizi che i Beatles stessi avrebbero disseminato nella discografia successiva, per senso di colpa o subconscio: fra i più celebri resta la copertina del disco Abbey Road che ritrae il gruppo attraversare la strada in fila indiana. La disposizione degli elementi, la scelta dell’abbigliamento e altre minuzie ricordano un corteo funebre, dove John in bianco sarebbe il sacerdote, Ringo vestito elegantemente il portatore della bara, Paul scalzo e fuori passo il morto e George, in abiti dimessi, il becchino.

La smentita ufficiale arriva il 21 ottobre 1969 attraverso l’ufficio stampe dei Beatles, che definisce l’intera storia un cumulo di stupidaggini: lo stesso Paul McCartney, dopo diverse smentite, prende parte più attiva e ben più ironica alla diatriba. Nel 1993 esce con l’album Paul Is Alive, la cui copertina lo ritrae di nuovo su Abbey Road, stavolta in compagnia di un cane: sullo sfondo si trova il medesimo maggiolino raffigurato nella prima versione dello scatto, la cui targa reca scritto, anziché 28 IF (ossia l’età di morte di McCartney), 51IS, come a voler dire che Paul c’è e ha 51 anni.

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