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Io & Annie: una romana a un matrimonio siciliano

By on 31 Luglio 2017
Io & Annie è una rubrica fissa del nostro blog: potete leggere il primo capitolo qui.
Se siete pigri ve lo posso riassumere: Annie è un nome di fantasia.
Annie è il mio fidanzato. Questa è la nostra storia.

Qualche mese fa, siamo stati invitati al matrimonio del cugino di Annie. Annie è particolarmente avverso ai matrimoni e ha passato i cinque mesi immediatamente precedenti a lamentarsi. Del canto mio, ero felice: un matrimonio in Sicilia a fine luglio aveva tutta l’aria di essere un anticipo di ferie. Ma sentiamo qualche commento a caldo di quando ho annunciato la mia partecipazione (i nomi saranno cambiati sempre per ragioni di privacy).

“O mio dio mancano solo cinque mesi dobbiamo pensare a vestito scarpe borsa acconciatura smalto orecchini ora ti mando una wish list su Zalando.” (Ferdinanda, amica e collega)

“Ti odio” (Arcibalda, coautrice del blog)

“In bocca al lupo, a metà serata esploderai di caldo e di cibo” (chiunque sull’argomento)

Insomma, compro un vestito, rubo delle scarpe a mia madre, mi metto a dieta preventiva e poi partiamo. Arrivati in Sicilia, scopro che in realtà ci siamo persi tre quarti del matrimonio. La cerimonia del primo sì, la festa del primo sì, la festa di fidanzamento, la serenata. In pratica, il matrimonio era iniziato sei mesi prima. Quasi prima che gli sposi decidessero di sposarsi.

Il giorno delle nozze, per la sposa inizia alle cinque dal parrucchiere. Per me è iniziato alle dieci e mezza, lasciata nelle grinfie di un parrucchiere siciliano con cui ogni forma di comunicazione era impedita, dato che si esprimeva solo in dialetto. Fannie, così chiameremo la sorella di Annie, doveva venire con me e fare da interprete, ma un’emergenza (il make up della nonna) l’ha tenuta lontana. Panico. Dopo un’ora trascorsa a immaginare cigni e rose prendere vita sulla mia testa e a sperare che nessuno stesse parlando con me in quel vomito di parole sicule, biascico un “sono un po’ nervosa, è la prima volta che partecipo a un evento con la famiglia di Annie”. E così sono diventata amica con tutto lo staff. “Miii sei la zita di Annie!” “Ma Annie chi?” “Annie u niputi di Calogero u figghiu di Toni u frati di Fannie” “Matri che bidda!” “Ma zoccu ashmanara minchia boh (?)”

Stacco. Annie mi prende in giro per lo chignon. Stacco. Fannie mi trucca. Fannie è la versione più bella e simpatica di Clio Make Up, la sua camera è seppellita di pennelli e trucchi di cui non saprei neanche dirvi il nome. Stacco, Annie mi rimanda da Fannie perché dice che sono troppo truccata.

Il matrimonio inizia alle tre e mezza, cullato da quaranta gradi e dal vento dei ventagli. Io piango, anche se lo sposo l’ho visto una volta e la sposa mai. Ho la lacrima facile. Annie mi prende in giro perché piango. Annie si lamenta svariate volte. Annie è bellissimo nella sua camicia bianca, non mi capita spesso di vederlo così. Qualcuno ci chiede quando ci sposiamo noi, io sorrido intimidita, non sospettando nemmeno che quella fosse la prima di centoquarantacinque volte. Un’amica di famiglia mi prende le misure senza che me ne accorga. Per precauzione, sai, lei fa abiti da sposa. Aiuto. Il ricevimento è in questo resort molto carino. Si inizia con la confetteria, una corsa a prendere confetti. Manciate di confetti. Confetti alla pesca, al pistacchio, alla noce, nocciola, arancia, ricotta. Confetti allo spritz. Poi si apre il buffet. C’è il banchetto delle ostriche, quello delle cozze, quello delle tartine, quello dei gamberi, quello della milza. Inizio a temere che mi chiederanno se sono incinta, mentre sotto al vestito di chiffon blu si inizia a formare un piccolo bambino di cibo. Soddisfatta e piena, il papà di Annie mi si avvicina. Lo sai, vero, che questo non è l’antipasto? È l’aperitivo.

Ah.

Amabili resti, piatto di Annie

La cena vera e propria si tiene in una grande sala. Consiste in due antipasti, sei balli di gruppo, due primi, otto “ma quando vi sposate”, due secondi, quattro trenini, sorbetto al limone, tre discorsi dei testimoni, e poi ovviamente i dolci. Torta nuziale bignè profiterole zucchero filato babà dolci al pistacchio al cioccolato alla nocciola cascata di cioccolato il mio fegato la mia vita. La mia pancia sembra ospitare dodici gemelli. Io & Annie ci spertichiamo in commenti. Al nostro matrimonio non voglio un fotografo. Al nostro matrimonio? Ma di che stiamo parlando?! Siamo ubriachi. Sì. Ubriachi di cibo. Ubriachi di torta e abiti eleganti. Ubriachi di lacca e di gamberi. Un po’ anche d’amore, perché quando tutti si baciano e brindano all’amore allora un po’ (ma solo un po’) ti puoi far condizionare.

Mi sono messa a letto che erano quasi le cinque di mattina. La testa era a mezzo metro dal cuscino, sospesa tra la lacca che ancora immobilizzava i miei capelli. “Quando vi sposate?” risuonava nelle mie orecchie e dei gamberi rossi risuonavano nel mio stomaco pieno.

“Mai”, ho risposto a me stessa. Perché non sarei stata in grado di mangiare, mai più. Avrei vissuto ad acqua e digestivo per le settimane seguenti. Non sarebbe stata necessaria una dieta perché tanto non mi sarei avvicinata a un piatto solido per diversi giorni.

Mi sono svegliata con un certo languorino.

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