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L’insostenibile leggerezza delle ferie

By on 11 Agosto 2017
Ultima parola dell’ultima slide dell’ultima presentazione dell’ultimo cliente di merda. Sì, perché se ci sta lavorando venerdì 11 agosto alle due di pomeriggio, allo scadere dell’ultimo minuto delle ferie, allora o sei un cliente molto importante o un cliente molto di merda.
Assomiglia un po’ all’ultimo giorno di liceo, quando a scuola ci vai ma è come se fosse già in vacanza, ti senti già in vacanza. A meno che tu non abbia clienti di merda per cui lavorare anche oggi, ovviamente. A scuola hai una punta di nostalgia per gli amici che non vedrai per tre mesi, ma qui si tratta di tre settimane di ferie e allora la nostalgia la lasciamo a casa, insieme al costume pronto per essere usato.
E poi arriva. Non è segnalato da una campanella, nessuno ti getterà delle uova in testa per festeggiare, è molto più silenzioso e personale. Uno a uno i tuoi colleghi si affacciano per salutarti, un bacio, buone vacanze, buone ferie, tu rifletti ancora se hai lasciato qualcosa di irrimandabile e poi come un automa spegni il pc, metti in ordine la postazione. Fai il giro per salutare, un bacio, buone vacanze, buone ferie. E poi sei fuori. Respiri quel sole caldo che improvvisamente non è più afoso ma lucente.
Roma ad agosto ha un odore buono. Lo notavo quando ero piccola e ci passavo di sfuggita, tra una vacanza dai nonni a una con gli zii. La casa aveva un odore diverso, sapeva di fiori appena appassiti e pane caldo. Ce l’ha ancora, anche se per il momento di vacanza non ne ho vista neanche l’ombra. E con questo sole, è anche comprensibile.
Poi sei fuori. Mi prendo un secondo per respirare, bene con il diaframma, come dice la mia fisioterapista occasionale. Domani inizieranno le vacanze, domani mi aspetta un aereo, il sole, il mare, il cibo. Mi aspetta Annie, abbronzatissimo all’aeroporto di Palermo. Non lo vedo da dieci giorni ma sembrano dieci mesi, per quanto sudati sono stati questi ultimi giorni. In tutti i sensi.
Le prossime ore sono una specie di limbo meraviglioso. Non sono ancora in vacanza ma non sono più a lavoro.
Una specie di buco spazio temporale in cui la mia unica domanda è: cosa faccio? E la mia unica risposta è: niente. Poesia pura. E no, non mi va neanche di cercare un’immagine appropriata all’articolo.
Buone vacanze mie prodi.
Con sale e sole, Updown Girl
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