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Netflix & Chill: le cinque serie che ho scoperto nel 2017

By on 29 Settembre 2017

Se siete dei veri series addicted, allora abbiamo un nemico in comune: rimanere senza niente da vedere. E dopo che ci siamo lamentati del fatto che stavamo seguendo sette serie contemporaneamente, improvvisamente una finisce, l’altra ci annoia, in una muore il nostro personaggio preferito, nell’altra muoiono tutti, un’altra non viene rinnovata e l’ultima ci fa aspettare un’anno e mezzo per la stagione successiva. Momento di panico. Nella nostra testa si fa strada una domanda critica ed esistenziale: e ora cosa faccio? Esistono tanti metodi. Il primo, quello che personalmente uso più spesso, è vagare a caso su Netflix (ma non solo) in attesa di una prima puntata che valga la pena di un bel binge watching. Ma devo ammettere che di recente, piuttosto che affidarmi al caso, mi sono affidata ai consigli di amici e parenti, e ho scoperto cinque serie. Non sono tutte nuove, anzi, alcune le avevo già sentite ma mai guardate. Alcune mi hanno fatto innamorare, altre addormentare. No, ma letteralmente. Ve le racconto in breve (meno spoiler possibili, promesso), così al prossimo finale di stagione saprete con quale serie tamponare la vostra momentanea crisi esistenziale causata da Netflix, HBO, Hulu, FX, Showtime e così via.

 

Stranger Things.

Sfido chiunque a dirmi che non ne ha mai sentito parlare. È uscita lo scorso luglio e ha mietuto (che brutta parola) fan su fan. Non ci stupisce, considerando le diciotto nomination che ha ricevuto agli Emmy, nonché quelle ai Golden Globe, ai Grammy, ai People’s Choice Awards, agli MTV Movie & TV Awards eccetera eccetera eccetera. La serie, prodotta proprio da Netflix, è ambientata in una cittadina inventata dell’Indiana, e racconta la storia di un gruppo di ragazzi e le relative famiglie che si ritrovano al centro di misteriose circostanze che rendono il loro mondo… sottosopra, diciamo. Uno dei segreti del successo della serie è l’omaggio che fa al cinema di fantascienza e in generale a tutto il mondo degli anni ottanta. Se li avete vissuti e ne avete nostalgia, vedetelo. Se non li avete vissuti e volete respirarne l’atmosfera, vedetelo uguale. Anche se – come me – non siete attratti dalla fantascienza. Ma sbrigatevi: il giorno di Halloween andrà in onda la seconda stagione, e dato l’hype, per allora non posso promettervi di tenervi al riparo dagli spoiler.

 

 

 

Dexter.

LO SO. È uscito undici anni fa. Ma ehy, se ti dicessero: sai, c’è una serie che parla di un uomo con un trauma che lo porta a voler uccidere tutti, tu la vedresti? Bene, io non l’ho fatto, finché per caso non ho visto la prima puntata. E poi è stato amore a prima vista. Sangue a parte, Dexter è un personaggio geniale, caratterizzato alla perfezione. E mica solo lui: Debra, Rita, Harry, Masuka. Persino personaggi secondari come Lila, Miguel Prado o Trinity sono giusti in ogni cosa che dicono e che fanno. Ah, menzione d’onore per la sigla, forse la più bella del mondo delle serie tv. Mi avevano avvertita che dalla seconda stagione va peggiorando fino a sbrodolare, eppure io sono alla quinta e non ha avuto che qualche sputacchio. La quarta stagione? Un capolavoro. In generale si potrebbe definire a metà strada da un thriller e un poliziesco, ma la verità è che sotto c’è molto di più. Basta cercare un po’ più a fondo nel mare di Bay Harbor.

 

 

 

Suits.


Colpevole, vostro onore. Suits è stato responsabile di un mio doppio tradimento. Eh sì, perché abbandonare il proprio compagno di visione lasciandolo indietro con una serie è stato considerato da Netflix l’equivalente di un tradimento. E il mio duplice tradimento è stato alle spalle del mio fidanzato e di mio padre. Entrambi hanno mangiato la mia polvere e i miei spoiler quando ho finito la terza stagione mentre loro finivano la prima. Suits è un legal drama, una specie di Doctor House degli avvocati: Harvey Specter è Doctor House e Mike Ross un ragazzo prodigio dalla memoria fotografica che neanche Lexie di Grey’s Anatomy. Lo ammetto, come descrizione non è molto allettante, tant’è che ci ho messo un po’ a convincermi a guardare la prima puntata. Poi, amore. I dialoghi sono brillanti, veloci, sorprendenti, non scadono nel banale in nessuna occasione. Personaggi ben caratterizzati (viva Louis abbasso Rachel), storyline avvincenti, colpi di scena ma senza esagerare. Peccato per alcune mega trame che legano le puntate, a volte ti fanno pensare “okay, basta, Ava Hessington vai a farti sgozzare (di nuovo) (sì, sto citando il Red Wedding) (no, non odiatemi)”. In realtà, per guardare Suits basta una sola parola: Donna.

 

 

 

Fargo.


La prima puntata è stata definita “la puntata di serie tv più bella di tutte le prime puntate che abbia mai visto”. Non da me, beninteso, ma in effetti non posso dargli torto: avvincente, dinamica, ti lascia a bocca aperta fino alla fine dei titoli di coda. È praticamente un film a sé stante solo questa fantomatica prima puntata. La serie è tratta dal film omonimo dei fratelli Coen, e se state pensando “oh no, l’adattamento lo avrà distrutto”, sappiate che gli stessi fratelli Coen si sono occupati della produzione esecutiva, quindi niente panico. Ogni stagione ha ambientazioni e personaggi diversi, ma tutto accomunato da un dettaglio: sono storie vere. Se proprio devo essere sincera, non è il mio genere. Ho saltato qualche puntata, perso il filo della storia e abbandonato il tutto alla seconda stagione.

 

 

 

Westworld.


Una splendida Evan Rachel Wood è Dolores, un’androide costretta a ripetere ogni giorno la stessa storyline. Così come tutti i personaggi della realtà in cui vive, un enorme parco a tema diretto da Anthony Hopkins e popolato da robot, in cui gli esseri umani possono fare qualsiasi cosa, mostrando il lato più brutale di loro stessi. Perché quello che succede a Westworld resta a Westworld. E quindi stupri, assassini, sparatorie, chi più ne ha più ne metta, perché tanto di notte i robot vengono ripristinati e la loro memoria cancellata. Ogni giorno è uguale al precedente per gli androidi di Westworld, solo che loro non se ne rendono conto. Finché… non vi dico niente. Anche perché, sul serio, ci ho capito poco. Gli episodi diventano ripetitivi e al quarto episodio mi sono addormentata almeno tre volte, finché a metà stagione ho rinunciato e sono entrata in letargo. Ma mi hanno spoilerato il finale e so che è pazzesco, quindi quasi quasi.

 

 

 

Questa ovviamente non è una selezione universale, sono solo le serie più recenti che ho scoperto. Menzione d’onore va fatta per The Handmaid’s Tale, ma dato che sono solo alla terza puntata non me la sento di dare giudizi. Anche se ieri notte, mentre alle due decidevo di iniziare la quarta, non ero proprio di questo parere: m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-a!
E tu, compagno di Netflix e di dipendenza da serie? Hai qualche serie da consigliare o sconsigliare?

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