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“Questo è il mio sangue”: fra mestruazioni e terzo femminismo

By on 20 Febbraio 2018

Ci avete mai fatto caso che scioriniamo una serie di argomenti non esattamente da bar a voce alta, senza vergogna, ma abbassiamo la voce per chiedere un assorbente? E sapevate che esistono almeno una mezza dozzina di espressioni dialettali, molte con radici storiche, per annunciare l’arrivo delle mestruazioni? Io no, sia alla prima che alla seconda domanda. Almeno, non prima di aver divorato il “Manifesto contro il tabù delle mestruazioni” di Elise Thiébaut.

Quello della Thiébaut è un saggio (e vi assicuro che di saggi, in vita mia, a meno di essere costretta a farlo non ne ho letti mai) che spazia fra diversi aspetti del medesimo argomento: le mestruazioni. Ne parla sul fronte medico, su quello religioso, antropologico e storico – ironizza sulle superstizioni ormai trascese e smantella i tabù che ancora non ne vogliono sapere di sciogliersi a fronte di evoluzione e confutazione, tabù che un po’ ci fanno sentire presunte streghe additate fra le polverose strade del Medioevo. Ad esempio, lo sapete che ancor oggi i musulmani (la porzione più osservante, s’intende) non toccano le donne durante il ciclo perché secondo il Corano il sangue mestruale è impuro – anzi, addirittura un male o un’infermità? Ma non si tratta solo dell’Islam: anche nel Levitico vengono fornite chiare indicazioni su come trattare con una donna con le mestruazioni. Quanti giorni d’impurità deve scontare dopo la fine del sanguinamento, cosa deve fare per depurarsi colui che è entrato in contatto con una donna impura? E se siete degli scettici, se la religione è per voi un’accozzaglia di dicerie e superstizioni senza capo né coda, considerate questo: una bella porzione di responsabilità per l’errata percezione delle mestruazioni è imputabile a Ippocrate – il progenitore dei medici, sì. Il “tizio del giuramento”. Studiando le donne nei giorni di sanguinamento e in quelli appena precedenti, aveva dedotto che il sangue mestruale fosse il mezzo attraverso cui le donne espellevano gli umori cattivi, capaci di intossicare l’organismo, e ne aveva concluso che le donne indisposte producessero secrezioni nocive capaci di far marcire quanto le circondava, come aveva osservato attraverso i vegetali. Da questi antichi e ormai invalidati studi deriva per esempio la convinzione – di cui persino la Thiébaut, classe 1962, è stata vittima – che le donne con le mestruazioni non sono in grado di preparare la maionese, poiché a causa della nocività del sangue mestruale, le uova non si lasciano “montare”.

mestruazioni

Oltre a smantellare credenze e ridicolizzare superstizioni, nelle sue 190 pagine l’autrice affronta l’argomento anche da una prospettiva più scientifica e fisiologica, spiegando cosa accade all’interno del corpo di una donna durante il ciclo mestruale e prendendo in considerazione patologie (come lo shock tossico causato dai tamponi interni, o l’endometriosi), gravidanze, menopausa. Parla basandosi su studi e sui suoi circa « 2400 giorni caratterizzati dalla perdita di quello che viene chiamato sangue mestruale », sull’essere cresciuta in una famiglia differente (genitori divorziati, entrambi militanti comunisti) dove le donne erano viste come esseri fieri e potenti, le mestruazioni come una benedizione priva di disagi, da accettare e da glorificare, su cui non fare troppe domande. Cerca fin da ragazza le risposte alle domande che non può porre nei libri, da Marie Cardinal a Annie Leclerc, fino a Simone de Beauvoir: insoddisfatta della visione troppo semplicistica o troppo progressista che i libri offrono, si crea la propria opinione grazie a quasi quarant’anni di ciclo mestruale, quindici dei quali trascorsi a scrivere quello che lei stessa definisce “manifesto contro il tabù delle mestruazioni.” All’interno delle sue pagine parla di terzo femminismo, di rivoluzione mestruale, cita donne forti ed incisive come la scrittrice Rupi Kaur, censurata da Instagram per aver pubblicato uno scatto tratto dal suo progetto Period in cui si scorge la stessa con i pantaloni macchiati di sangue mestruale. O Kiran Gandhi, che corse la maratona di Londra senza assorbente, il primo giorno di ciclo, per non esserne impacciata.

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Period – Rupi Kaur

Ciò contro cui lotta la Thiébaut non è la superstizione, il maschilismo, l’ignoranza. Lotta contro l’imbarazzo, quello che ancora assale gran parte della gente, uomini e donne, quando si parla di mestruazioni. E lo fa con sagacia e brutalità – e con un libro dalla copertina color porpora, con stampato sopra un bel tampax a far sfoggio della sua inadeguatezza.

 

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[ L’immagine di copertina dell’articolo è stata prelevata dalla pagina fb Tuba Bazar ]

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