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Il girl power spiegato alle bambine

By on 8 Marzo 2018

Per la prima volta nella mia vita, mi sono trovata d’accordo con una cosa che ha detto Salvini: non date a Elsa una fidanzata. Altrimenti, cara Walt Disney, il messaggio che passa è che in Elsa avete concentrato tutto il politically correct che avevate dimenticato negli altri cartoni animati.

Elsa è una delle prime principesse che non si salva con il bacio del principe o con un suo coraggioso intervento, ma grazie all’amore di sua sorella Anna. Nota bene: non perché non avesse in quel momento a disposizione un uomo, o perché, come qualcuno reclama, non le piacessero gli uomini. Semplicemente, non ne aveva bisogno. Quindi, per favore, non date ad Elsa una fidanzata. Piuttosto, datela a Cenerentola, che magari a una certa si stufa di quel rincoglionito del principe e cambia sponda.

Elsa non è l’unico modo con cui oggi stiamo cercando di rendere la letteratura per l’infanzia libera da stereotipi di genere. La Walt Disney ha cominciato con Lilo e Stitch, anzi con Lilo e la sorella maggiore, che vivevano da sole in una casa e se la cavano abbastanza bene. Poi è stato il turno di Merida, la principessa ribelle dai capelli rossi, la più brava del suo regno a tirare con l’arco. E la Disney si è spinta oltre, pareggiando i conti non solo con le donne ma anche altre etnie, grazie a La Principessa e il Ranocchio, a Oceania, o a Coco.

Ma a prendere il maschilismo infantile per i capelli, sono state due autrici italiane, Elena Favilli e Francesca Cavallo. Stufe di principesse che si pettinano i capelli tutto il giorno, di svampitelle che aspettano nella torre più alta del castello fino a diventare vecchie, e dall’altra parte eroi senza macchia e senza paura e bambini coraggiosi e intrepidi che le toglievano sempre dei pasticci. Queste due ragazze hanno scritto un libro di favole diverso dal solito, lo hanno chiamato Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli e hanno raccontato la storia di 100 donne coraggiose, che invece di aspettare il principe nel sopraccitato castello andavano in giro a inventare linguaggi per computer, manifestare per i propri diritti e scrivere libri. Il prossimo passo sarà fare in modo che il libro non si chiami più storie della buonanotte per bambine ribelli, ma storie della buonanotte per bambini e bambine normali. Se a noi bambine dovete frantumare le scatole con la storia del saggio Pollicino, non vedo perché a voi bambini non debbano fracassarle con le avventure di Beyoncé. Perché si, nella seconda edizione c’è anche la favola di Beyoncé.

A togliere le bambine dall’impiccio di dover scegliere tra una cucina finta e una finta lavatrice, ci aveva già pensato Barbie, la famosa bambola a forma di adulta che ci permetteva di sognare oltre un futuro da casalinga. Con loro, diventavamo veterinarie, scienziate, dottoresse, cassiere. E perché no, anche principesse. Per me, parità di genere vuol dire anche sentirsi libere di amare il rosa senza sentirsi giudicate per questo. Sempre al passo con i tempi, le Barbie hanno cavalcato l’onda del girl power, e da poco ha raccontato alle bambine che i modelli da seguire sono altri che non una bambola bionda e magrissima. Così le Barbie diventano donne vere, e le bambine di oggi possono sognare di essere Frida Kahlo,  Katherine Johnson, o magari una calciatrice, come Sara Gama, o una chef, proprio come Hélène Darroze.

 

 

Tra Barbie a forma di scienziate, favole di donne coraggiose e grandi principesse che si salvano da sole, le bambine di oggi hanno le carte in regola per diventare grandi donne. E non donne con le palle, ma donne con la vagina, una vagina immensa. Metaforicamente parlando.

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